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Dir. Resp. Andrea Malaguti
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Edizione del 27/07/2025
Estratto da pag. 12
Intervista a Stefano Lo Russo - Lo Russo: Milano? Torino è diversa - "A Torino un modello diverso da Milano innovazione unita all`inclusione sociale"
Stefano Lo Russo “A Torino un modello diverso da Milano innovazione unita all’inclusione sociale” Il sindaco: “Il nostro piano è un altro ma la metropoli lombarda ha compiuto una trasformazione straordinaria” Lo Russo: Milano? Torino è diversa GIULIA RICCI — PAGINA 12 L’INTERVISTA GIULIA RICCI TORINO «T orino non sarà mai una città per pochi. Noi vogliamo coniugare crescita e qualità della vita». Il sindaco Stefano Lo Russo, coordinatore nazionale dei sindaci dem, racconta così il futuro del capoluogo piemontese. Un futuro le cui linee guida saranno inserite nel nuovo piano regolatore, atteso da quasi 30 anni. Complice l’inchiesta sull’urbanistica (sulla quale Lo Russo non ha voluto entrare nel merito dal punto di vista giudiziario), il primo cittadino coglie l’occasione per una riflessione: «Milano è una città internazionale, ma la sua trasformazione ha avuto anche conseguenze sociali evidenti». Sindaco, nel disegnare il futuro urbanistico di Torino, quali sono gli elementi che vi differenziano da Milano? «Milano ha saputo compiere una trasformazione straordinaria, diventando una metropoli internazionale che rappresenta al meglio il dinamismo e la competitività del nostro Paese. A Torino vorremmo costruire un modello nostro, che unisca attrattività e innovazione ma con una forte attenzione alla sostenibilità e all’inclusione sociale. Il nuovo piano regolatore si propone di coniugare crescita e qualità della vita, anche tenendo conto delle sfide affrontate da altre grandi città, proprio per anticiparle e rispondere con soluzioni che rendano Torino accessibile e accogliente per tutti, anche per il ceto medio e per coloro che fanno più fatica». Qual è, quindi, la visione che c’è dietro il vostro nuovo Piano regolatore? «Non è solo un piano tecnico, è la nostra carta d’identità urbana per i prossimi anni. Vogliamounacittàdoveconvivono funzioni, ceti, persone diverse. Torino non sarà mai una città “per pochi”, non è nel nostro dna. E il nuovo Piano regolatore serve proprio a guidare questa trasformazione, non a subirla. Regia pubblica, attrattività e dinamismo per l’investimento privato.È questa la sfida». A proposito di “città per pochi”, il tema della casa è diventato centrale. Torino come lo sta affrontando? «È una questione cruciale. La casa è un diritto, ma anche un nodo economico e sociale che vaaffrontatoconmetodoesenza ideologie e nel pieno rispetto della proprietà privata e di chi ha investito i propri risparCopia di 966aa mi. A Torino abbiamo avviato un censimento degli alloggi sfitti e messo in campo il Piano per l’Abitare, che promuove nuove forme di coabitazione, sostiene l’abitare accessibile e lavoraperriequilibrarel’offerta con incentivi dedicati. Serve un modello integrato e affrontareconrealismoicambiamentidelmercato». Uno di questi cambiamenti riguarda il boom degli affitti brevi. Qual è la vostra posizione? «Bisogna distinguere. C’è chi affitta per integrare un reddito familiare, ed è una realtà legittima. Poi ci sono soggetti professionali che gestiscono decine o centinaia di appartamenticome vere attività ricettive, spesso in concorrenza sleale con gli alberghi. Non si può trattare tutto allo stesso modo. Regolare non significa ostacolare, ma fare chiarezza: garantireunequilibrio traredditività, residenza e diritti. Serve una riforma nazionale: modifiche legislative,incentivi fiscali, garanzie pubbliche. Solo così si colma il divario tra affitto brevee residenziale». E c’è anche un problema di desertificazione commerciale... «Sì. È un tema generale, non solodiTorino.Edèunfenomeno complesso, che non si spiega con gli slogan. Cambiano i consumi, la popolazione, i bisogni: l’invecchiamento, la presenza studentesca, le nuove forme di socialità e acquisto modificano la domanda commerciale.Noistiamo lavorando su una risposta sistemica: promuovere la presenza di funzioni miste nei quartieri, investire nella qualità dello spazio pubblico, rigenerare, ascoltare.Perché un quartiere dove si abita, si lavora, si studia e si consuma è un quartiere più vivo. E dove c’è vita, c’è anche più sicurezza». La sicurezza... la destra vi accusa di sottovalutarla. «Per nulla, la sicurezza non ha colore politico, è un diritto. Noi facciamo la nostra parte: telecamere, illuminazione, rigenerazione urbana e sociale. Esoprattutto:ascoltoepresenza.Mamancanoagentiepattuglie per le strade, chiediamo al governopiùrisorseepiùpersonalenellenostrecittà». Cosa risponde a quella destra che attacca? «Probabilmentedàfastidio vedere risultaticoncreti. I comuni a guida Pd stanno portando avanti progetti veri. Siamo nel pieno dei cantieri, i Comuni sono quelli che hanno speso meglio i fondi europei. Questo è il Pd: un partito che governa, amministra bene, che ha una visione. Ed è per questo che viene attaccato: perché è centrale nei processi di cambiamento che interessano i cittadini. È un segno di riconoscimento,in fondo». In molti auspicano il campo largo. Lei che posizione ha? «Io credo nei percorsi comuni e nei progetti condivisi. Torino dimostra che si può governare con serietà e visione. Noi siamo sempre disponibili a dialogare, a confrontarci sui contenuti. Se costruiamo sulla visione e sulle cose da fare, nonsu quelleda dire,lealleanze si costruiscono da sole». Lei ha parlato spesso di agenda urbana. Che cosa significa davvero? «Significa riconoscere che le città sono il motore del cambiamento. E non solo a parole: servono strumenti. Serve che l’Europa ci parli direttamente, con finanziamenti mirati e dedicati per le città. Perché siamo noi a rendere concrete le grandi politiche, le città sono il luogo dove tutto accade. Ma devono essere messe in condizione di agire con più velocità, autonomia e responsabilità». Cosa si aspetta dai prossimi due anni? «Primo, portare a compimento iprogetti giàavviati. Secondo: rafforzare la credibilità e l’immagine di Torino in Italia e nel mondo, sapendola raccontare meglio e per quello che è davvero. Abbiamo asset straordinari, un’identità complessa ma forte. Industria, cultura,innovazione.Esoprattutto siamo molto determinati a investire nel futuro per creare sviluppoe lavoro». — ---End text--- Author: GIULIA RICCI Heading: Highlight: “ Stefano Lo Russo Sindaco di Torino Torino non sarà mai una città per pochi Noi vogliamo coniugare crescita e qualità della vita Sugli affitti brevi bisogna distinguere C’è chi lo fa per integrare un reddito familiare ed è una realtà legittima Image:f3f741517e86ec7f4c41f3a708 Trasformazione Dopo molti lavori per sistemare la pavimentazione, via Po è stata liberata finalmente dai cantieri Nell’occasione la strada è stata resa provvisoriamente perdonale per la “festa della riapertura” -tit_org- Intervista a Stefano Lo Russo - Lo Russo: Milano? Torino è diversa “A Torino un modello diverso da Milano innovazione unita all’inclusione sociale” -sec_org-