LIBERO
Dir. Resp. Mario Sechi
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Edizione del 19/07/2025
Estratto da pag. 5
Beppe resta sulla graticola E il Pd milanese pretende una svolta sull`urbanistica
Beppe resta sulla graticola E il Pd milanese pretende una svolta sull’urbanistica Il sindaco, sempre più solo, rischia di perdere la maggioranza su stadio e nuovo Pgt. La sfiducia dei cittadini verso di lui aumenta dal 31 al 63% I dem lo avvisano: «Urge cambiare passo». Tancredi verso le dimissioni IL PRIMO CITTADINO NEI GUAI ¦ Un faccia a faccia lungo un’ora e mezza, in Comune, col sindaco. E poi il dribbling ai cronisti, appena fuori l’uscita secondaria di Palazzo Marino, e lo scatto in scooter. Sul piatto c’è sempre l’opzione delle sue dimissioni. Giancarlo Tancredi, l’assessore alla Rigenerazione Urbana per cui la procura di Milano chiede i domiciliari con le accuse di concorso in corruzione, induzione indebita e falso, è vicinissimo al passo indietro e non è escluso che ciò avvenga lunedì, direttamente in Consiglio comunale (quando interverrà anche Sala). «Siamo rimasti d’accordo che ci rivedremo nel fine settimana», ha fatto sapere il segretario del Pd Milano Metropolitana, Alessandro Capelli, dopo un incontro «positivo» con Beppe in cui la delegazione dem ha espresso al sindaco «la necessità di cambiamenti concreti». Le dimissioni di Tancredi, prima dell’interrogatorio di garanzia di mercoledì, rappresentano una soluzione che farebbe comodo in primis a Sala per provare un estremo tentativo di rilancio dell’azione amministrativa liberando la giunta da una figura divenuta scomoda. Anche perché la fiducia dei milanesi verso Mister Expo, intanto, sta calando inesorabilmente. Secondo il sondaggio “Instant mood” di Arcadia, il sentiment digitale incassato dalla parola chiave “Beppe Sala” è crollato. Se prima del terremoto giudiziario il sentiment positivo si attestava al 54 per cento, ora si è scesi al 15; al contrario, il sentiment negativo è salito dal 31 al 63 per cento. Il sindaco resta sempre sulla graticola. Col rischio, altissimo, di scottarsi. Se anche non si dimetterà («Non deve farlo per un avviso di garanzia», ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio), come pare sempre più probabile, potrebbe infatti capitolare per mancanza di numeri. Il nodo, adesso, è la vendita dello stadio Meazza e delle aree limitrofe per un totale di 197 milioni di euro a Inter e Milan. La delibera di giunta è in calendario lunedì ma è abbastanza ovvio che sarà rimandata. O addirittura congelata. Premesso che lo storico impianto milanese non rientra nella maxi-inchiesta sull’urbanistica, e che il Tar ha fornito un ottimo assist al Comune bocciando la sospensiva chiesta dal “Comitato Sì Mezza” sul famoso vincolo dei 70 anni per il secondo anello “rosso”, prima di novembre (quando il Tar giudicherà nel merito) il documento dovrà per forza passare il vaglio del Consiglio comunale. Prima delle richieste d’arresto, infatti, Sala aveva stilato una tabella di marcia molto rigorosa che si chiudeva col via libera dall’aula entro fine luglio. Sicuramente non sarà così nelle tempistiche ma anche il risultato finale rischia di non essere quello sperato. Tre consiglieri Verdi e sicuramente altri due, tra Pd e Gruppo Misto, voterebbero infatti “no” alla vendita di San Siro. Se il centrodestra non si spaccherà e non andrà in soccorso del sindaco, il rischio di andare sotto per la maggioranza sarà concreto. Per non parlare del nuovo Piano di governo del territorio, che l’assessore Tancredi aveva dichiarato sarebbe approdato in Consiglio nei primi mesi del 2026.. Le elezioni anticipate, in questo scenario, non sono affatto fantapolitica. Il centrodestra lo sa e picchia duro. «Io non chiedo le dimissioni per l’azione giudiziaria ma la giunta Sala dimostri di avere la maggioranza sull’urbanistica. Una maggioranza che non è tale su temi come l’urbanistica a Milano non ha motivo d’esistere», dice il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Che ricorda il fallimento del “Salva Milano”: «Ricordate quando al Senato arrivò quella leggina che volevano votare e che chiamavano Salva Milano. Io dissi che questo non è un Salva Milano ma un Salva giunta Sala. Dietro a quel disegno di legge non c’era la maggioranza di chi sostiene la giunta di Milano. Se non sono d’accordo loro, che hanno la responsabilità di una giunta...». Rincara la dose la vicesegretaria della Lega, Silvia Sardone: «Al sindaco Sala chiediamo una cosa molto semplice: ha ancora i numeri per procedere su partite fondamentali come vendita dello stadio, Pgt e riqualificazioni dei quartieri? Visto che quasi mezza maggioranza lo ha già mollato ne dubitiamo. Se non si dovesse dimettere, anche se per noi ciò è doveroso vista la paralisi della città, come pensa di andare avanti? ». Sul fronte Forza Italia, il deputato Alessandro Cattaneo attacca: «Il centrosinistra milanese è vittima di uno psicodramma, rinnega le proprie politiche urbanistiche e dopo anni di giustizialismo rimane incredulo rispetto agli accadimenti. Di fatto stanno politicamente togliendo loro la fiducia a Sala». ---End text--- Author: MASSIMO SANVITO Heading: IL PRIMO CITTADINO NEI GUAI Highlight: Image:Crolla la fiducia verso Beppe Sala Il sentiment della parola chiave digitale Beppe Sala prima e dopo la pubblicazione delle richieste di arresto Positivo Neutro Negativo 12-14 luglio 54% 15% 31% 15-17 luglio 15% Fonte: arcadiacom.it 22% 63% -tit_org- Beppe resta sulla graticola E il Pd milanese pretende una svolta sull’urbanistica -sec_org-