AVVENIRE MILANO
Dir. Resp. Marco Girardo
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Edizione del 19/07/2025
Estratto da pag. 1
«Noi, che aspettiamo la casa (già) pagata»
«Noi, che aspettiamo la casa (già) pagata» Da chi ha comprato un’abitazione in periferia a chi un bilocale in centro: le voci di chi teme di avere perso tutto «D oveva essere la casa definitiva, quella dove crescere i nostri figli, invece è solo un cantiere. E noi, fermi con lui». È il racconto sconsolato Fernando Lopopolo, 47 anni, due figli adolescenti e un quadrilocale acquistato sulla carta in via Baldinucci, zona Bovisa. Aveva versato 60mila euro nel 2022. L’immobile doveva essere pronto nel 2025. Le fondamenta sono state gettate, la gru installata, poi il nulla. «Il nostro cantiere non è nemmeno sotto inchiesta, ma è finito lo stesso nel limbo: gli uffici non rilasciano permessi a casi simili a quelli contestati». Secondo le stime del comitato “Famiglie sospese. Vite in attesa”, i nuclei coinvolti in questa paralisi sono almeno 4.000. Un numero che sale oltre 14.000 se si considerano anche gli edifici già realizzati ma legati a pratiche ora al vaglio della magistratura. Bruna Vozza, 57 anni, dipendente nel settore bancario, aveva firmato nel 2022 un preliminare per un bilocale in via Lepontina. «Volevamo spostarci da Chiaravalle per avere tutto vicino, senza usare più l’auto. Abbiamo investito 130mila euro». Aveva trovato anche un acquirente per la vecchia casa, con tanto di caparra versata. Poi, lo stop. «Ho scoperto del sequestro del cantiere dal telegiornale. Ho dovuto rinunciare alla vendita, e perdere la caparra ma almeno ho tenuto l’appartamento». Dall’assicurazione arriva il freno sul rimborso: non ci sono i presupposti. «Noi, intanto, abbiamo continuato a spendere per pagare gli avvocati. Ho attraversato un periodo di depressione. Se riuscirò a recuperare la metà, dicono che dovrò sentirmi fortunata. Ma io non ho fatto nulla di male: mi sembra di vivere un incubo». O ancora, Luca, 35 anni, romano, vive a Milano da oltre un decennio. Dopo anni in affitto, ha deciso con la compagna di acquistare un trilocale in zona Savona, in un intervento che prevedeva anche edilizia sociale. Prezzo: 550mila euro, con 230mila già versati. «Sembrava perfetto: vicino al parco, in un’area da riqualificare. Ma il permesso non è mai arrivato. Abbiamo lasciato l’affitto, siamo finiti a vivere dai suoceri, poi abbiamo dovuto comprare in emergenza un bilocale a QT8. Ora abbiamo un mutuo pesantissimo e un capitale bloccato. Non sappiamo quando, o se, riavremo la nostra casa». Ma lo stallo dell’edilizia non colpisce solo gli acquirenti. A pagare sono anche decine di migliaia di lavoratori del comparto. Lucia è un’agente immobiliare, il cantiere su cui lavorava si è fermato nel 2024. «Avevo scelto con attenzione la società, persone serie, con un progetto pulito, seguito dai migliori professionisti. Tutto era in regola. E invece ci siamo trovati bloccati, senza risposte». Lucia oggi non lavora praticamente più. «Il mio lavoro è diventato consolare famiglie in difficoltà. Mi chiamano, mi scrivono, mi chiedono cosa succede». Parla anche a nome di un comparto invisibile, ma oggi in ginocchio: «L’edilizia non è solo speculazione. È fatta di operai, artigiani, elettricisti, geometri, tecnici, in gran parte assunti da Srl a conduzione familiare. Realtà che rischiano di fallire da un giorno all’altro». Si contano circa 150 cantieri fermi: «Ogni stop è un danno economico. Le gru e i ponteggi vanno comunque pagati. I mutui sui terreni anche. Ma se nessuno può vendere o costruire, nessuno incassa. E i fornitori, i dipendenti, i prestatori di servizio? Chi li paga?». Secondo Lucia, si è creato un cortocircuito pericoloso. «Tutti parlano delle “case dei ricchi”, ma il vero rischio è che a pagare siano le piccole imprese, mentre i grandi fondi, quelli che reggono le onde lunghe, si troveranno campo libero. È un’intera filiera che sta affondando. E con lei, migliaia di famiglie che hanno semplicemente creduto in un sogno. E firmato un contratto nella legalità». ---End text--- Author: COSTANZA OLIVA Heading: Highlight: Sono 4mila i nuclei familiari che attendono di avere accesso agli edifici bloccati. Un numero che sale a 14mila se si considerano i manufatti già realizzati ma legati a pratiche edilizie che sono ora al vaglio della magistratura Image: -tit_org- «Noi, che aspettiamo la casa (già) pagata» -sec_org-