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Dir. Resp. Andrea Malaguti
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Edizione del 17/07/2025
Estratto da pag. 4
Sala sotto assedio sfida la Procura Centrodestra e M5s “Ora deve dimettersi” Il sindaco incontra l’assessore all’Urbanistica e non arretra “Il Comune non si riconosce nella lettura dei magistrati” FRANCESCA DEL VECCHIO FRANCESCO MOSCATELLI MILANO N essun passo indietro. Prima che la giornata più lunga e complicata da quando guida Palazzo Marino si concludesse con la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati, il sindaco Beppe Sala ha diffuso una nota stringata per ribadire che il nuovo filone d’inchiesta sull’urbanistica milanese della procura non cambia di un millimetro il suo punto di vista. «Ritengo necessario avere un quadro più completo dei rilievi che stanno emergendo in queste ore - scrive il primo cittadino -. Posso solo dire che l’Amministrazione non si riconosce nella lettura che viene riportata». Frasi che inevitabilmente, oggi, assumeranno un nuovo significato alla luce della diversa posizione del primo cittadino, indagato ai sensi degli articoli 496 e 319 quater del codice penale. Il fuoco incrociato di centrodestra e M5S, che già ieri chiedevano le sue dimissioni, non potrà che farsi più intenso. Difficile però, che la rispota di Sala cambi registro. Da mesi , almeno da quando l’iter parlamentare del «Salva-Milano» si è arenato, il sindaco non si discosta dalle sue convinzioni. In sostanza il Comune avrebbe scelto di adeguarsi alle osservazioni dei pm con l’unico obiettivo di far ripartire i cantieri e nell’ottica di non far subire ulteriori disagi ai cittadini che si trovano con un appartamento ancora da realizzare e magari con un mutuo da pagare, ma è convinto che i giudici alla fine accoglieranno le sue ragioni. Ovvero che la macchina comunale si è mossa in una situazione di incertezza creata da un vuoto normativo, e con l’unico obiettivo di non fermare l’inevitabile sviluppo di quella che da tempo viene raccontata come la città più internazionale d’Italia. «Da diversi mesi l’Amministrazione comunale ha intrapreso un percorso di riorganizzazione e ha assunto nuovi provvedimenti - ha ribadito Sala nella nota diffusa nella prima serata di ieri- gli ultimi accadimenti dovranno essere compresi e valutati perché non venga vanificato il prezioso percorso intrapreso». Il sindaco, ieri, ha avuto un lungo faccia a faccia anche con il suo assessore Giancarlo Tancredi, uno degli altri indagati per cui i pm hanno richiesto gli arresti domiciliari. Faccia a faccia che si è tenuto negli stessi uffici di Palazzo Marino setacciati ieri mattina dagli investigatori alla ricerca di documenti a sostegno delle loro accuse. «L’assessore Tancredi si sta confrontando con i suoi legali prima di assumere qualunque iniziativa» ha scritto Sala, che giusto pochi mesi fa ha dovuto affrontare la sostituzione in corsa del neo-assessore alla Casa Guido Bardelli, toccato anche lui dall’inchiesta per un’intercettazione in cui diceva: «Dobbiamo far cadere questa Giunta». All’epoca non era ancora assessore. Ma l’interlocutore era l’ex presidente della Commissione Paesaggio del Comune, Giovanni Oggioni, che poi finì indagato nel primo filone d'indagine. È marzo 2025, il caso esplode ed è Bardelli a pagare il prezzo politico più alto. Si dimette in accordo con Sala. Lui, che lo aveva voluto dopo Pierfrancesco Maran, approdato al Parlamento Ue. Il sindaco ammette l’errore, parla di un «doloroso ripensamento». Ma resta il nodo del «Salva-Milano», la norma bandiera del suo secondo mandato, un disegno di legge voluto per sbloccare i cantieri milanesi, fermi da tempo a causa proprio di accertamenti giudiziari. È qui che il côté politico s’intreccia alla cronaca. Perché il Pd, che aveva in un primo momento appoggiato e votato la norma alla Camera, ha poi esitato in Commissione Ambiente al Senato. Tant’è che il provvedimento è rimasto fermo al palo. Con buona pace del M5s che non ha mai seguito i dem su quel terreno. Anzi, si è sempre detto contrario a qualsiasi forma di sanatoria e scorciatoia. E proprio i Cinquestelle, ieri, hanno chiesto il passo indietro di Sala, come Lega, FdI e Forza Italia. Sintomo di un posizionamento politico per le prossime amministrative? Difficile dirlo. Forse più una mancata sintonia con Sala, che qualcuno per quanto riguarda Giuseppe Conte fa risalire a quando il sindaco alla fine del governo guidato Draghi aveva instaurato un rapporto privilegiato con Luigi Di Maio, che di Conte era il principale antagonista per la leadership del Movimento. Ma è inevitabile, ormai, che l’intera vicenda abbia ricadute sulla scelta del prossimo candidato sindaco di Milano per il centrosinistra, nel 2027. Per il centrodestra, poi, si tratta di un’occasione ghiotta per provare a ribaltare una partita che in base agli ultimi risultati elettorali parte più che in salita. Non è un caso che, fra i big nazionali, il più impegnato ad attaccare Sala in queste ore sia il segretario della Lega Matteo Salvini. — ---End text--- Author: FRANCESCA DEL VECCHIO :-: FRANCESCO MOSCATELLI Heading: Highlight: Nel mirino delle polemiche anche il decreto “Salva-Milano” L’inchiesta peserà sulla scelta del candidato alle comunali 2027 “ “ Ignazio La Russa Matteo Salvini Io non sono mai lieto quando qualcuno viene arrestato ma è corretto che la strada della giustizia sia libera Provo sconcerto e preoccupazione È fortemente auspicabile fare chiarezza in tempi rapidissimi Presidente del Senato Leader della Lega “ Giuseppe Conte Leader di M5s Abbiamo denunciato l'opacità dei progetti sull'edilizia ed eravamo contrari al decreto “Salva Milano” Image:Le reazioni Palazzo Marino Il sindaco Beppe Sala continua a sostenere la correttezza del Comune e confida nel fatto che i giudici accolgano le sue ragioni IMAGOECONOMICA -tit_org- Sala sotto assedio sfida la Procura Centrodestra e M5s “Ora deve dimettersi” -sec_org-