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Dir. Resp. Andrea Malaguti
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Edizione del 17/07/2025
Estratto da pag. 5
Classe media addio tra case extra lusso - La città dei palazzi extra-lusso Assieme alle case di ringhiera è sparita anche la classe media,
il racconto Classe media addio tra case extra lusso Dal ’75, il costo delle case è aumentato di 35 volte. L’oro si è rivalutato di 21 La città dei palazzi extra-lusso Assieme alle case di ringhiera è sparita anche la classe media P oi si vedrà come finirà l’inchiesta con questi protagonisti che si chiamano uno Manfredi di nome, l’immobiliarista, e l’altro Tancredi di cognome, l’assessore. – PAGINA 5 L’ANALISI ALBERTO MATTIOLI MILANO P oi si vedrà come finirà davvero l’inchiesta con questi protagonisti che si chiamano uno Manfredi di nome, l’immobiliarista, e l’altro Tancredi di cognome, l’assessore, nomi per inciso pochissimo milanesi, da Hohenstaufen o da pupi siciliani, macché Fumagalli o Brambilla. Quindi è un po’ troppo presto per chiedere dimissioni generalizzate o inneggiare alla manetta redentrice come dei grillini qualsiasi. L’impressione è però che si chiuda una pagina, quella di una Milano fatta a immagine e somiglianza dei grattacieli per calciatori, influencer e altri tatuati, dove la febbre immobiliare è andata di pari passo con la sparizione della classe sociale che la città l’ha fatta grande davvero: quella media. Insomma, Milano come nuova Disneyland (o forse Mecca, data la provenienza della maggior parte dei fondi investiti nel mattone) dei super ricchi, gli Uhnwi, «ultra high net worth individuals», Paperoni veri, dai 30 milioni di dollari in su di patrimonio. Quelli, magari, che dovendo traslocare da Londra dopo la Brexit hanno preferito Milano a Francoforte, anche soltanto perché ci si mangia e ci si veste meglio, pagando senza battere ciglio cifre sconsiderate ad agenti immobiliari con il simbolo dell’euro nella pupilla. L’immobiliare è stato il vero business degli ultimi anni, fra riqualificazioni di aree dismesse, ex scali ferroviari che diventano «place to be», boschi verticali, «ristrutturazioni» che trasformano la palazzina in un grattacielo, case di ringhiera un tempo con il cesso sul balcone e oggi ambitissime, in una curiosa combinazione di tanti soldi e fighettame radical chic (la città, del resto, è governata dalla sinistra), per cui avanti con chilometri cubi di cemento ma, per carità, attenti alle aiuole. La gentrificazione ha reso chic quartieri che erano solo cheap, popolari senza essere pop: vedi l’Isola, o l’attuale boom di NoLo (North of Loreto nella lingua ufficiale della città, l’inglese), dove un ignoto genio ha graffittato questa massima: «NoLo costa caro/Scappo a Quarto Oggiaro/ ciaopovery». E qui sta appunto il problema. Perché i poveri sono già stati espulsi fuori dai sacri confini in quella che lo slang milanese chiama «circonvalla», insomma in «Giargiania» o in «Inculandia», ma se fortunati in prossimità di una stazione della «spostapoveri» (la metro, insomma). Ma adesso la città sta buttando fuori anche la classe media di impiegati, insegnanti, professionisti non di primissima fascia e simili. La ragione è banale come tutte quelle inequivocabili: Milano è troppo cara. Sui numeri c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si calcola che quest’anno il prezzo medio del metro quadrato sarà di 11.200 euro in centro, di 6.450 in semicentro e di 3.950 in periferia. Tradotto: per comprare casa bisogna essere ricchi. Del resto, il mattone è il bene rifugio che è aumentato di più: a Milano, il valore di una casa ha superato di 35 volte quello che aveva cinquant’anni fa, nel ’75 (l’oro, per dire, si è rivalutato «solo» 21 volte). Il bilocale della povera zia, già schifato perché in area C ma senza garage e arredato come il salotto di nonna Speranza, oggi è un tesoretto. Affittare? I prezzi medi per il ’25 dovrebbero attestarsi sui 440 euro all’anno per metro in centro, 255 in semicentro e 150 in periferia. Agli studenti vengono proposti «alloggi» che sembrano loculi, solo un po’ più stretti: sull’argomento, c’è tutta una letteratura internettiana. Ma a Milano bisogna anche vivere, o almeno sopravvivere. Non facile se il costo di un panino al bar è di 5,39 euro rispetto a una media nazionale di 3,6, o se fare la convergenza delle ruote costa 88 euro a Milano e 38 a Catanzaro. Calcola il sito Numbeo che per vivere a Milano una famiglia di quattro persone deve disporre di almeno 3.600 euro al mese. Attenzione: affitto escluso. E così, dato anche il boom turistico, conviene mettere su Airbnb l’appartamento e traslocare. Il centro è tutto per ricchi, ricconi e riccastri, molto lontani come mode e modi dalla buona borghesia tradizionale, tutta sobrietà, loden verde per lui, Lella Curiel per lei, palco alla Scala e governo tecnico. Gli attuali cafoni parcheggiano invece il Suv in doppia fila davanti a locali dove ti offrono la coca come fosse un caffè, e alla Scala vanno semmai a selfarsi fra un atto e l’altro di Joe Green (sarebbe Giuseppe Verdi). Poi, vero, la nostalgia per la città sì bella e perduta è un genere letterario, dal Porta alla via Gluck di Celentano, passando per la Milano piccoloborghese o ancora proletaria, tutta ponte della Ghisolfa, nebbie, barbera, trattorie e canzoni della mala poi anche sdoganate da Strehler con la Vanoni. Però mai come in questi anni si è avuta l’impressione, tristissima, che Milano sia sempre più scintillante e sempre meno autentica: bella senz’anima, appunto. — ---End text--- Author: ALBERTO MATTIOLI Heading: Highlight: Il settore immobiliare è stato il vero business del capoluogo attraendo super ricchi Per vivere, una famiglia di quattro persone spende 3600 euro al mese, affitto escluso Image:Il quartiere simbolo Il progetto su Porta Nuova è un intervento nel centro direzionale per ricucire la zona con Porta Garibaldi e Isola -tit_org- Classe media addio tra case extra lusso La città dei palazzi extra-lusso Assieme alle case di ringhiera è sparita anche la classe media, -sec_org-