REPUBBLICA
Dir. Resp. Mario Orfeo
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Edizione del 17/07/2025
Estratto da pag. 6
Il sindaco Sala contro i pm “Non ci riconosciamo in questa lettura dei fatti” Clima teso a Palazzo Marino per il coinvolgimento della giunta La telefonata di Schlein e il timore che l’inchiesta si allarghi MILANO essun passo indietro e la necessità di leggere le carte per capire quale sia la posizione del suo assessore all’Urbanistica. È con una nota, seguita a un faccia a faccia di un’ora con Giancarlo Tancredi, che il sindaco Beppe Sala ha concluso la sua interminabile giornata a Palazzo Marino: «Ritengo necessario avere un quadro più completo dei rilievi che stanno emergendo in queste ore. Posso solo dire che l’Amministrazione non si riconosce nella lettura che viene riportata». Una giornata che si stava aprendo con una buona notizia, l’ordinanza del Tar che ha respinto la sospensiva sulla vendita dello stadio di San Siro. Un ostacolo giudiziario in meno per il quale si stava per festeggiare, ma sul tavolo del suo ufficio sono iniziate ad arrivare, una dietro l’altra, le notizie sulle perquisizioni negli uffici del Comune e le richieste di misure cautelari. Tra tutte, quella rivolta al tecnico fidato Tancredi. Persona della quale Sala, che lo ha conosciuto ancora prima di fare il sindaco, ma già dai tempi in cui era ciN ty manager di Letizia Moratti, si è sempre fidato molto, tanto da affidargli la delega più delicata, quella dello sviluppo urbanistico di Milano. Per Sala è stato il giorno più lungo dei suoi due mandati, che pure in quest’ultimo anno ne hanno viste parecchie: dalla corruzione di uno storico dirigente del Comune ai guai della Commissione per il Paesaggio, dalle chat per cui ci ha rimesso la poltrona un altro assessore, quello alla Casa Guido Bardelli (non indagato), allo stop di buona parte dell’edilizia in città e al naufragio della norma “Salva — Milano” in Senato. Grane su grane, politiche e giudiziarie. Ma questa è la tempesta più violenta e che questa volta, in uno sconforto inziale, gli ha fatto dire, a chi gli è vicino: «Non so se ho le energie per andare avanti in questo modo». Un pensiero sulle dimissioni in un primo momento Beppe Sala lo avrebbe fatto, ma l’ipotesi di un passo indietro è scomparsa quasi subito dal tavolo. «Si va avanti e non c’è motivo per fare diversamente», è il mantra che ripetono in queste ore a Palazzo Marino. Ma la preoccupazione su chi potrebbero essere i prossimi indagati è palpabile. In mattinata è arrivata una telefonata con la segretaria Elly Schlein e alcune chiamate da parte di asponenti della sua maggioranza. Milanesi e non. Chiamate personali alle quali, però, non è seguita alcuna nota ufficiale: non una dichiarazione, non un comunicato stampa, niente. Un silenzio surreale, per molti imbarazzante, che sarebbe la prova di una distanza sempre più marcata tra il primo cittadino e il principale partito che lo sostiene. Prudenza per alcuni (fino a sera è rimasta l’icognita sulle dimissioni di Tacredi), disagio e perplessità per altri. Sta di fatto che Beppe Sala si è sentito solo di fronte alla politica. E man mano che le agenzie hanno scandito il suo nome, sempre da non indagato, accanto a quello degli inquisiti, la preoccupazione è salita: sono le carte che dicono che Tancredi avrebbe agito «in sintonia con il sindaco Sala» a tormentare di più Palazzo Marino. Con il passare delle ore alcuni consiglieri comunali hanno chiesto a Sala di riferire, oggi, durante il dibattito in aula sul bilancio. Ma è molto improbabile che Sala vada a spiegare una situazione giuridica di cui ancora non conosce bene la sostanza. Dovrà anche parlarne prima con i suoi assessori, anche per valutare l’ipotesi dimissioni di Tancredi con eventuale rimpasto o riassegnazione di deleghe. Sullo sfondo, ma non troppo, ci sono i due dossier più importanti per la Milano dei prossimi anni: la vendita dello stadio di San Siro e delle aree intorno, che sta rischiando di saltare, e il nuovo Piano di governo del territorio, cioè le regole dello sviluppo edilizio in città, che si dovrebbero approvare entro fine anno. ---End text--- Author: FEDERICA VENNI Heading: Highlight: La giornata più lunga del primo cittadino tra il dubbio di lasciare l’incarico e il confronto di un’ora con l’indagato Infine la scelta: rimango Il fallimento del Salva Milano Palazzo Marino sede del Comune di Milano Una norma anti-inchieste Il voto alla Camera La legge bocciata 1 2 3 L’idea di una legge “Salva Milano” prese piede nel 2024, in risposta alle inchieste sul mondo dell’urbanistica in città A novembre del 2024 il disegno di legge venne votato alla Camera dai partiti di maggioranza e alcuni di opposizione Il progetto è tramontato lo scorso marzo, dopo il primo arresto nell’ambito delle indagini milanesi e le polemiche politiche Image:Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, 67 anni È al suo secondo mandato ELISA PEDRANI / FOTOGRAMMA -tit_org- Il sindaco Sala contro i pm “Non ci riconosciamo in questa lettura dei fatti” -sec_org-