CORRIERE DELLA SERA
Dir. Resp. Luciano Fontana
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Edizione del 17/07/2025
Estratto da pag. 6
Intervista a Gabriele Albertini - «Noi investimmo 6 miliardi senza indagati Ma a chi parla di dimissioni chiedo più equilibrio»
«Noi investimmo 6 miliardi senza indagati Ma a chi parla di dimissioni chiedo più equilibrio» Albertini: né tutti delinquenti né un genio chi ha la toga MILANO Gabriele Albertini, la Milano dei grattacieli ha una storia lunga che parte con lei: Citylife, gli albori di Porta Nuova. «La trasformazione di Milano parte da lontano, dalla metà degli anni 90 e va avanti fino a Expo. E non si tratta solo di rigenerazione urbanistica: abbiamo lavorato sul sottosuolo con nuove linee metropolitane, sul restauro della Scala, sulla rinascita di interi quartieri. Il Comune di Milano, durante i miei due mandati, ha investito oltre 6 miliardi di euro in opere pubbliche: una cifra mai vista prima nella storia della città. E siamo arrivati a catalizzare più di 30 miliardi di investimenti urbanistici da parte di soggetti privati. Tutto questo, senza un solo avviso di garanzia». Cos’è cambiato oggi? «Vedo un’amministrazione che, con molti meno investimenti, si trova invece sotto assedio giudiziario. Abbiamo 1.600 famiglie che rischiano di perdere la casa, imprese che potrebbero fallire, e un blocco potenziale dello sviluppo urbano. Se i capitali vengono dirottati altrove, anche il reddito pro capite della città ne soffrirà. Ricordo quello che diceva Luigi Einaudi a proposito degli investitori: “Hanno una memora di elefante, cuore di coniglio e gambe di lepre”». Le accuse oggi in campo sono gravi, dalla corruzione al falso. Che idea si è fatto? «Non entro nel merito giuridico. Mi domando come mai noi siamo riusciti a spendere più di tutti, anche nel mio doppio ruolo di commissario per il depuratore e il traffico, e non abbiamo avuto problemi con la giustizia, mentre il povero Sala che ha gestito Expo con la metà dei capitali investiti è finito a processo». Che risposta si dà? «Abbiamo adottato una linea durissima. C’era la legge Severino, io ho messo in pratica la “legge Severissimo”: niente incarichi a chi aveva ricevuto anche solo un avviso di garanzia. E c’era un rapporto di trasparenza con la Procura. Quando presentavo dei nomi, il procuratore Borrelli mi avvisava se fossero sotto indagine, anche in modo riservato e anche se le indagini non erano ancora note». Quali altri strumenti avevate attivato? «Abbiamo anticipato di 20 anni l’Anac di Cantone. L’avevamo chiamato “Alì Babà”: tre pm in servizio e tre dirigenti comunali di alto livello presidiavano gli atti per verificarne la vulnerabilità. Introducemmo i “patti di integrità”: se un’impresa truccava le gare o si accordava sottobanco, veniva espulsa. Abbiamo escluso 600 aziende. Abbiamo attivato l’internal auditing. Funzionava molto bene. Una ventina di impiegati, autorizzati ad accedere a tutti gli atti amministrativi. Analizzavano sia la forma sia la sostanza». Il centrodestra chiede le dimissioni di Sala. Lei? «Io sono di centrodestra ma voglio difendere l’amministrazione, e lo faccio su due piani. Primo: non credo che persone come Catella o Tancredi, che conosco personalmente, siano prive di integrità. E Boeri è un architetto stimato in tutto il mondo. Secondo: ho vissuto sulla mia pelle un processo ingiusto da cui sono uscito totalmente innocente con sentenza definitiva. Da senatore, ho raccolto 194 firme per una legge che risarcisse le spese legali di chi ha subito un’ingiusta imputazione. Valida solo per chi è stato riconosciuto pienamente innocente per non aver commesso il fatto o perché il fatto non sussiste o non costituisce un reato. Sa quanti sono?». No. «Sono 90 mila ogni anno. L’ho detto all’allora ministro Orlando. È come se tutta La Spezia, la città del ministro, fosse ingiustamente messa sotto accusa. A chi chiede sfracelli contro l’amministrazione dico che serve equilibrio: non posso pensare che siano tutti delinquenti e che il magistrato solo per il fatto di esercitare il controllo di legalità sia un genio o un santo». Ha cambiato parere sulla magistratura? «Sono stato giacobino e giustizialista per necessità, nel momento in cui abbiamo dovuto espandere l’investimento privato per cambiare la citta. Non potevo fare diversamente. Il signor Hines mi disse che investiva 2 miliardi e mezzo perché sapeva che nella nostra amministrazione non c’era un cartaro che dava le carte. Con noi sono arrivati architetti come Pelli, Libeskind, Isozaki, Zaha Hadid. Però i 90 mila innocenti sono un elemento da considerare. Sono contrario a scambiare un avviso di garanzia o la terribile privazione della libertà con una sentenza». ---End text--- Author: Maurizio Giannattasio Heading: Highlight: ? Il profilo DUE MANDATI Gabriele Albertini, classe 1950, è stato imprenditore nel settore dell’alluminio e presidente di Federmeccanica. Eletto sindaco di Milano nel 1997 con il Polo delle Libertà (40,7%), rieletto nel 2001 per un secondo mandato (57,5%) sempre con il centrodestra. Dal 2004 al 2013 è stato parlamentare Ue e poi senatore dal 2013 al 2018 ? Il gruppo Alì Babà Tre nostri dirigenti e 3 pm presidiavano gli atti Chi truccava era espulso: l’Anac 20 anni prima Image:A Palazzo Marino Gabriele Albertini, 75 anni, nei due mandati da sindaco di Milano si è definito «l’amministratore di condominio» della città. Nel 2013 si è candidato per la Regione Lombardia, arrivando quarto -tit_org- Intervista a Gabriele Albertini - «Noi investimmo 6 miliardi senza indagati Ma a chi parla di dimissioni chiedo più equilibrio» -sec_org-