CORRIERE DELLA SERA
Dir. Resp. Luciano Fontana
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Edizione del 17/07/2025
Estratto da pag. 5
«Da noi un piano ombra del territorio, ah ah E con alte parcelle...» Le parole dell’architetto Marinoni, alla guida della Commissione Paesaggio di Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella MILANO È intorno alla figura di Giuseppe Marinoni che ruota la nuova inchiesta che sta scuotendo ancora una volta l’ urbanistica milanese. La Procura chiede che l’architetto 64enne, già presidente della Commissione Paesaggio del Comune, venga arrestato assieme ad altre 5 persone (su 21 indagati), tra cui l’assessore all’Urbanistica Giancarlo Tancredi, l’immobilista Manfredi Catella del gruppo Coima, e Federico Pella, il manager della società J+S che avrebbe corrotto Marinoni passandogli corposi contratti di collaborazione in cambio del via libera ai propri progetti nel ricchissimo mercato immobiliare in continua espansione della città. Le ipotesi di accusa vanno, a vario titolo, dalla corruzione all’induzione indebita e alle false dichiarazioni sulle qualità personali proprie o di altri. I pm Marina Petruzzella, Mauro Clerici e Paolo Filippini definiscono Marinoni (dimessosi ad aprile scorso) uno «spregiudicato faccendiere» che, «incline alla corruzione, gode di relazioni privilegiate negli uffici politici e dell’amministrazione»: fino a far «inquinare da una corruzione sistemica» la Commissione Paesaggio del Comune, in cui Marinoni era stato designato nel 2021 «su scelta dell’assessore Tancredi e del sindaco Sala», il quale ne condividerebbe le «strategie» a parere dei pm. Qui starebbe la matrice della «degenerazione della gestione urbanistica dell’amministrazione comunale», la quale, invece di essere un «presidio di tutela dell’interesse pubblico», sarebbe stata «asservita alle utilità di una cerchia ristretta elitaria di soggetti» in un «sistema gravemente corruttivo che ha come risultato lo svilimento dell’interesse pubblico». Nel dicembre 2023 Marinoni spiega a Pella che, «se riuscissimo a concludere anche solo metà dei lavori che abbiamo avviato in questi 6 mesi, avremo lavori per il prossimo lustro (...) Stiamo attuando un pgt “ombra”, ah ah...» (il pgt è il piano di governo del territorio, ndr.), e «con alte parcelle». Pella, in un’altra chat sull’importanza di «questi parternariati pubblico/privato» per la gestione e realizzazione di opere, raccomanda che, se «cerchiamo di tararci al meglio e trovare un equilibrio per qualità e collaborazione tecnica», allora «poi spacchiamo». Marinoni ha legami anche con Alessandro Scandurra, componente della Commissione Paesaggio indiziato di corruzione tramite incarichi per 140.000 euro datigli da Manfredi Catella (ceo della Coima, uno dei maggiori sviluppatori immobiliari italiani) per il progetto del grattacielo cosiddetto «Pirellino» e per lo scalo ferroviario Porta Romana ai fini della conversione del villaggio olimpico in uno studentato dopo le gare. E nell’inchiesta riappare anche il primo costruttore indagato due anni fa per il primo palazzo oggetto degli accertamenti, quello di piazzale Aspromonte: Andrea Bezziccheri, l’imprenditore immobiliare della società Bluestone, indagato per corruzione e al quale ieri la Gdf durante la perquisizione ha ritenuto di sequestrare in casa 120.000 euro in contanti. Per tutti gli indagati per i quali viene chiesto dai pm l’arresto diventa quindi fondamentale la possibilità mercoledì 23 luglio di spiegare al gip Mattia Fiorentini (che deciderà sugli arresti o meno dopo questo «interrogatorio preventivo» introdotto dalla legge Nordio l’anno scorso) in cosa a loro avviso sia sbagliata la ricostruzione della Procura. Secondo i pm, tra l’assessore Tancredi e Marinoni ci sarebbe stata una «salda intesa delittuosa», attraverso la quale il primo «controlla arbitrariamente e determina le scelte della Commissione Paesaggio» attraverso il secondo: e ciò benché questi si fosse trovato in un palese conflitto di interessi, non dichiarato come invece avrebbe imposto la legge, dopo che lo studio di architettura di Marinoni nel gennaio 2023 aveva ottenuto il patrocinio del Comune per un progetto urbanistico sui «Nodi intermodali e Porte metropolitane-Milano 2050». Si sarebbe trattato, propone la Procura, di uno «strumento artificioso per aggirare le regole e facilitare l’avvio di un piano di affari occulto, di pianificazione ed attuazione di agglomerati edilizi in ampie aree»: progetto che avrebbe dovuto «trascinare, previo pagamento» di sostanziose parcelle, l’interessamento di importanti imprese — estranee alle indagini ed alle accuse — del calibro di Rfi, Atm, Unipol, facendo intravvedere la possibilità di incrementare la cubatura edilizia nelle aree vicine a nove svincoli delle tangenziali e ai parcheggi intermodali della metropolitana. Con una tecnica redazionale che spesso ricorre a giudizi («avidità», «spregiudicatezza», «asservimento sistemico», «modalità di eversive di comportamenti»), la Procura prospetta l’esistenza di «un vorticoso circuito di corruzioni tuttora in corso, che colpisce le istituzioni e ha disgregato ogni controllo pubblico sull’uso del territorio, svilito a merce da saccheggiare». Tutto fondato, tratteggiano i pm del dipartimento guidato dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, su «una rete occulta» costituita «da rappresentanti delle istituzioni, professionisti e/o faccendieri, operatori privati dei settori immobiliare, finanziario e del credito». Al punto che a finire sotto inchiesta, scrive il procuratore Marcello Viola in una nota, è un fenomeno «di incontrollata espansione edilizia che ha assunto dimensioni di rilievo notevolissimo». E proprio nel giorno i cui il Tar dice no alla sospensione dell’iter di vendita dello stadio di San Siro a Milan e Inter, negli atti di ieri si coglie il vaglio dei pm «anche» sui conflitti di interesse che avrebbero interessato l’iter del «progetto di rifacimento dello stadio e del quartiere in cui si trova. lferrarella@corriere.it gguastella@corriere.it ---End text--- Author: Luigi Ferrarella :-: Giuseppe Guastella Heading: Highlight: Se riuscissimo a concludere soltanto metà dei lavori avviati in questi sei mesi, avremmo lavori per il prossimo lustro Sui partenariati pubblico/privato cerchiamo di tararci al meglio e trovare un equilibrio per qualità e collaborazione tecnica, poi spacchiamo Image:Chi è Manfredi Catella, 56 anni, è il ceo del gruppo Coima, azienda di famiglia: per lui ieri la Procura di Milano ha chiesto la custodia cautelare ai domiciliari -tit_org- «Da noi un piano ombra del territorio, ah ah E con alte parcelle...» -sec_org-