REPUBBLICA MILANO
Dir. Resp. Mario Orfeo
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Edizione del 17/07/2025
Estratto da pag. 3
Maledizione Pirellino la ristrutturazione mai cominciata - Maledizione Pirellino i lavori non partono anche senza la serra
Maledizione Pirellino la ristrutturazione mai cominciata Maledizione Pirellino i lavori non partono anche senza la serra A a pagina 3 n attesa da 30 mesi delle licenze per costruire, c’è già qualche operaio al lavoro col martello pneumatico attorno al cantiere di quello che una volta era chiamato “il Pirellino”. L’edificio con torre e ponte a cavallo di via Melchiorre Gioia, dove avevano sede gli uffici dell’assessorato all’Urbanistica e alla Casa. Un palazzo di 25 piani (più tre interrati), uno di 7 e un’autorimessa in piazza Einaudi. Tutto costruito negli anni ‘60 con ingresso da via Pirelli 39, abitato dagli impiegati comunali fino al 2015, poi messo in vendita da Palazzo Marino per fare cassa e acquistato nel 2019 alla cifra record di 193 milioni dall’immobiliarista Manfredi Catella. Doveva essere un tassello fondamentale e in chiave green del quartiere super chic di Porta Nuova che ruota attorno a piazza Gae Aulenti e alla Biblioteca degli Alberi. Anche se non fosse stato per l’ultima mazzata arrivata ieri dalla Procura, la storia di questo progetto faraonico era già molto accidentata. Bocciata quasi subito per i costi esorbitanti la mirabolante idea di una mega serra sospesa, trasparente, nel palazzo ponte sopra via Melchiorre Gioia con 13 mila piante, 420 alberi e 4 mila arbusti, rimaneva la ristrutturazione della vecchia torre e la costruzione di una nuova torre botanico-residenziale, disegnata dal team vincitore del concorso, Stefano Boeri (Stefano Boeri Architetti) e Elizabeth Diller (Diller Scofidio + Renfro). I guai cominciano nel 2020, con la modifica del Piano di governo del territorio, con cui il Comune introduce l’obbligo di destinare a edilizia residenziale sociale il 40 per cento delle nuove costruzioni per interventi superiori a 10 mila metri quadrati. Quindi anche per questo proI getto. La società di Catella, Coima, fa appello al Tar. Il primo grado dà ragione al Comune, mentre il Consiglio di Stato, a dicembre 2023, ribalta la decisione, accogliendo il ricorso presentato da Coima: riconosce l’esistenza di un «legittimo affidamento del privato» rispetto ai poteri di pianificazione urbanistica su un bene venduto dall’amministrazione comunale. Vittorioso, Catella chiede quindi al Comune il via libera alle ruspe, sperando di iniziare i lavori nell’estate 2024, visti i «danni già subiti e che si stanno aggravando per ogni giorno di ritardo». La speranza del costruttore è di arrivare entro aprile al rilascio del permesso a costruire. Ma Palazzo Marino è travolto dalla bufera giudiziaria per la prima parte dell’inchiesta sull’urbanistica, quella che riguarda i grattacieli costruiti nei cortili con le autorizzazioni per ristrutturare un bagno domestico. Il 12 marzo il Comune scrive a Catella che ci vorrà tempo per i permessi. Tra i motivi c’è la mole di lavoro che gli uffici comunali stavano affrontando per rivedere le pratiche edilizie alla luce dei cantieri messi sotto sequestro dai giudici. Si accumula un ritardo di quasi tre anni, e Catella è davvero furibondo. E, pur di far partire il cantiere, nel marzo scorso, tre mesi e mezzo fa, annuncia di aver rinunciato a costruire la parte residenziale, cioè gli appartamenti, pur di fare in fretta e di non perdere altri soldi. Coima semplifica il progetto, in chiave conservativa, mantenendo l’attuale edificio a ponte e integrandolo nel disegno architettonico dell’edificio a torre di Elizabeth Diller. Si ristrutturerà solo l’esistente. Nessuna serra sospesa, nessun nuovo alloggio di lusso. ---End text--- Author: ZITA DAZZI Heading: Highlight: T Il palazzo in via Melchiorre Gioia Il concorso era stato vinto da Stefano Boeri e Elizabeth Diller poi i vari stop Image:T Il cantiere in Melchiorre Gioia -tit_org- Maledizione Pirellino la ristrutturazione mai cominciata Maledizione Pirellino i lavori non partono anche senza la serra -sec_org-