REPUBBLICA MILANO
Dir. Resp. Mario Orfeo
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Edizione del 15/11/2025
Estratto da pag. 2
Dagli abusi edilizi al sistema Milano in procura la maxi inchiesta va avanti di ROSARIO DI RAIMONDO ultimo sequestro è di tre giorni fa: un cantiere di viale Papiniano per un palazzo di otto piani, con i lavori che proseguivano nonostante il parere negativo del Comune. Non è la prima iniziativa della procura, e non sarà l’ultima. Anzi, è il segno che le indagini sul mattone vanno avanti. A maggior ragione se, come in questo caso, l’impulso dell’inchiesta nasce dall’esposto di cittadini. E prosegue anche L’ l’altro fronte, distinto ma collegato al primo: quello che porta i pm a ipotizzare un «sistema» illecito che governa lo sviluppo edilizio della città. All’indomani della decisione della Cassazione, che in buona sostanza si è pronunciata a favore dei sei indagati accusati di far parte del «sistema» — dall’imprenditore Manfredi Catella all’ormai ex assessore alla Rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi — il ragionamento di chi segue le indagini è questo: andiamo avanti, perché dalle perquisizioni e dai sequestri di questa estate, dalla lettura di messaggi e mail, dall’analisi complessiva dei documenti, emerge materiale per andare più a fondo. Lo dimostra il fatto che alle ipotesi di corruzione — che in alcuni casi si sono infrante contro i pareri dei giudici del Riesame per l’assenza di «gravi indizi» — si sono sommate altre accuse come le turbative d’asta. Naturalmente, tutte da dimostrare. Ma non bisogna dimenticare che la maxi inchiesta sull’urbanistica, condotta dal pool guidato dalla procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano, si compone di un altro “vecchio” e importante capitolo. Cioè quello delle ormai famose indagini sui grattacieli, sulle nuove costruzioni spacciate per ristrutturazioni, sugli oneri in meno versati secondo i pm nelle casse pubbliche, sugli «abusi edilizi» e le «lottizzazioni abusive», sui palazzi nei cortili. I nuovi appelli della politica a un «tavolo» per sistemare tutto hanno destato un certo stupore a Palazzo di giustizia. Se non altro perché alcuni dei reati ipotizzati sono perseguibili d’ufficio. Ma anche perché è difficile, per chi indaga, sedere allo stesso tavolo di chi è indagato fuori dai binari dei codici di procedura penale. Un caso pilota, in questo senso, potrebbe presto affacciarsi all’orizzonte: il processo sul “Bosconavigli”, dove è indagata anche l’archistar Stefano Boeri, durante la prima udienza è stato rinviato su richiesta degli avvocati perché si sta cercando un accordo con il Comune di Milano per versare più oneri e per rimediare all’assenza di un regolare permesso per costruire, visto che il via libera all’opera era stato ottenuto con una «convenzione» davanti a un notaio fuori, per i pm, dalle norme. Il concetto, seguendo la logica di chi indaga, è questo: prima vanno sanate le irregolarità a livello amministrativo (dov’è possibile farlo); dopo, caso per caso, le correzioni possono avere effetti anche sul piano penale. ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: Image: -tit_org- Dagli abusi edilizi al sistema Milano in procura la maxi inchiesta va avanti -sec_org-