GAZZETTINO FRIULI
Dir. Resp. Roberto Papetti
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Edizione del 20/10/2025
Estratto da pag. 26
Imprese artigiane, credito in calo del 7% «A rischio chiusura»
Le sfide del territorio Imprese artigiane, credito in calo del 7 % «A rischio chiusura» Il presidente di Confartigianato Fvg Tilatti `Sono 27mila aziende per un valore aggiunto ha commentato i dati del focus sui prestiti di 2,6 miliardi, il 75% tra Pordenone e Udine ` L’ALLARME «Una parte delle piccole imprese sta chiudendo e per questa ragione non fa ricorso al credito. Poi ci sono le difficoltà del sistema bancario sempre più legato agli algoritmi. I prestiti non si concedono più valutando la storia delle aziende e i loro fondamentali sul medio e lungo termine, ma soltanto attraverso rigidi incroci di dati. E nel momento in cui arriva il diniego, gli imprenditori che hanno fondi attingono ai propri risparmi e chi invece è a secco rinuncia alle commesse. Con il rischio, a lungo andare, di un blocco del sistema che in Friuli Venezia Giulia conta 27mila aziende per un valore aggiunto annuo di 2,6 miliardi (di cui il 75 per cento tra Pordenone e Udine)». Il presidente di Confartigianato Fvg Graziano Tilatti commenta così i dati che emergono dal focus sul credito alle piccole e medie imprese (Pmi) redatto in ottobre dal sistema confederale nazionale degli artigiani. I numeri non lasciano spazio a dubbi: in Friuli Venezia Giulia, in giugno i prestiti alle piccole imprese sono calati del 7,2 per cento su base annua. Scivolone ancor maggiore per le “quasi società artigiane”, ovvero le società di persone o imprese individuali con più di sei addetti: per queste realtà il crollo è del 10,7 per cento. Mentre il totale delle imprese, sempre in Fvg, ha ceduto “solo” dell'1,4 per cento. Tutto ciò nonostante le condizioni del credito in regione siano favorevoli rispetto al dato nazionale, con un tasso medio del 5,15 rispetto al 5,22 per cento. BLACKLIST «Negare i prestiti - continua Tilatti – è come negare la serietà delle persone, gli imprenditori la prendono come una sconfitta. Per questa ragione, spesso evitano di fare richiesta, attingendo alle proprie risorse. Chi può e chi non può rinunciando ai lavori. Anche perché eventuali rifiuti resterebbero nelle banche dati, rendendo ancora più difficile successivamente l'accesso al credito. Se infatti le richieste vengono registrate e non erogate, i titolari hanno paura di finire nelle cosiddette blacklist, nelle liste dei possibili non pagatori. I rifiuti possono avvenire anche per motivi banali, un ritardo nel pagamento causato dal cliente che non ha saldato in tempo la ricevuta. Ma questo non vuol dire che un'azienda non sia affidabile. In ogni caso, anche un piccolo sforamento può diventare un elemento ostativo per l'accesso al credito». EDILIZIA A pagarne le spese maggiori, le aziende edili, per lungo tempo considerate il settore trainante che dava linfa all'intera filiera. «L'allarme credito per le costruzioni – spiega Tilatti – trova la sua origine già nel 2008 con la crisi dei mutui subprime. Da quel momento in poi le policy delle banche sono diventate sempre più restrittive, sbagliando. Perché l'edilizia in Italia rappresenta il 66 per cento del Pil. Poi adesso con le truffe sul Superbonus, le banche si sono chiuse a riccio. Ci sono perfino istituti bancari che nell'anticipo delle fatture, non fanno credito per oltre il 30 per cento e in genere si arriverebbe all'80. Non puoi dividere il debito su più banche e così se gli imprenditori non raggiungono la cifra necessaria rinunciano alla commessa». LE PMI Prima della crisi dei mutui subprime in Fvg, le piccole e medie imprese erano 33mila. Dopo il 2008 sono calate a 27mila, di cui circa 18mila tra due e sei dipendenti. «Il 95 per cento del tessuto industriale italiano continua il presidente di Confartigianato Fvg - ha meno di dieci dipendenti. Rappresenta un know how fondamentale per l'intera filiera. Non solo. Molto spesso le imprese artigiane lavorano per le grandi aziende e se sono costrette a rinunciare alle commesse tutto il sistema si blocca. Le piccole imprese in genere si occupano di manutenzione. Pensiamo se durante il Covid non ci fossero state, si sono occupate di distribuzione di medicinali, riparazioni automediche e strumenti per la terapia intensiva. E ora con la transizione ecologica, di riparazione di pompe di calore. Insomma, la loro sopravvivenza è fondamentale per l'intero Paese». LE MISURE Per Tilatti la ricetta contro le difficoltà di accesso al credito è da ricercare in policy meno rigide. «Com'è stato in periodo di pandemia – conclude – c'è necessità di regole meno stringenti che tengano conto dei comportamenti delle imprese sul medio-lungo termine. Ma le regole del 'gioco' sono stabilite da Bce e Banca d'Italia. E in Europa e in Italia serve un cambio culturale, più semplicità e collaborazione perché l'economia torni a correre. Senza dimenticare l'istruzione, dalle elementari alle scuole di specializzazione, fondamentale per il ricambio generazionale». Emiliana Costa ---End text--- Author: Redazione Heading: Highlight: «LA RICETTA? POLITICHE MENO RIGIDE CHE TENGANO CONTO DEL COMPORTAMENTO NEL MEDIO-LUNGO TERMINE» Image:PRESIDENTE Graziano Tilatti commenta i dati sul credito alle Pmi COSTRUZIONI A pagarne le spese maggiori, le aziende edili. In questo caso l'allarme credito trova la sua origine nel 2008 con la crisi dei mutui subprime. Da quel momento le policy delle banche sono diventate più rigide -tit_org- Imprese artigiane, credito in calo del 7% «A rischio chiusura» -sec_org-