SOLE 24 ORE INSERTI
Dir. Resp. Fabio Tamburini
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Edizione del 17/10/2025
Estratto da pag. 8
Piano casa senza operatori I conti non stanno in piedi - Milano, Piano casa senza operatori: «I conti non stanno in piedi»
Piano casa senza operatori I conti non stanno in piedi Milano Milano, Piano casa senza operatori: «I conti non stanno in piedi» Le nuove strategie. Tra le novità c’è la valorizzazione di edifici pubblici già esistenti. Stralciati dalla bozza cinque quartieri da dedicare a verde e uffici Monaci —a pag. 8 T utto da rifare. Il Piano Casa di Milano, che prevede 10mila case in housing sociale da realizzare in un decennio, non ha ottenuto risposte dal mercato, né da parte dei grandi gruppi di riqualificazione urbana né dal tanto atteso mondo cooperativo. Tranne un’eccezione, quella dei 33 appartamenti da realizzare in via Demostene, nel Municipio 2. Per quest’area si è presentata con un’offerta considerata coerente la coop Uniabita. Per il resto è una sorta di buco nell’acqua, che porta inevitabilmente a dire che il piano firmato dall’ex assessore alla Casa Guido Bardelli e poi modificato dall’assessore al Bilancio Emmanuel Conte (che nel frattempo ha preso le deleghe del settore) non ha portato agli esiti sperati, perché, dicono gli operatori, si sono ridotti gli spazi di coprogettazione. Ricapitoliamo. Il Comune aveva aperto nell’ottobre 2024 le due prime manifestazioni di interesse per sondare il mercato, relative alle prime otto aree interessate potenzialmente da riqualificazione urbana mirata all’housing sociale. A maggio le manifestazioni si sono chiuse con 24 adesioni. Un numero abbondante, a prima vista. Ma dopo qualche mese è emerso il problema: solo quella di via Demostene risponde ai parametri richiesti dal Comune, ovvero il 65% degli alloggi da dedicare all’edilizia calmierata, (con un costo indicativo per gli inquilini di 400 euro per 60 metri quadrati). Ora per questo quartiere dovrà essere aperto entro fine novembre il primo bando, per capire se ci sono altre offerte, nel rispetto del principio della concorrenza. Ma il resto è ancora fermo. L’idea di base del Piano rimane quella di realizzare appartamenti da mettere in affitto per chi ha uno stipendio compreso tra i 1.500 e i 2.500 euro, considerando che il costo di un affitto (così come di un mutuo) non dovrebbe superare un terzo delle entrate familiari. Ma questa risposta “fredda” del mercato dell’immobiliare costringe Palazzo Marino a rivedere i parametri e confrontarsi con la realtà. Certo, viene ribadita la «forte regia pubblica», sottolinea Conte, ma il rischio è che ci sia un regista senza attori. I più critici sono gli operatori delle cooperative: «Avendo fatto saltare la coprogettazione l’offerta è diventata meno interessante. Inizialmente c’era un paletto, che erano gli 80 euro a metro quadrato, per il resto potevamo proporre soluzioni, visto che abbiamo oneri finanziari fissi. Ma non ci sono chiari i costi per bonifiche e oneri di urbanizzazione, e per noi il rapporto tra housing sociale e mercato libero rischia di non farci stare in piedi», dice Pierpaolo Forello, presidente di Uniabita. Gli obiettivi, ha comunque detto l’assessore Conte, rimangono gli stessi: 10mila alloggi di cui 6.500 a Milano e 3.500 nell’hinterland, sulla base di una «partnership pubblicoprivato», sempre guardando alle fasce di reddito medio-basse. Il Comune dovrà dare ora indicazioni più precise sui costi per le bonifiche (magari intervenendo) e probabilmente dovrà rivedere gli aspetti economici- finanziari del progetto, ricalcolando le percentuali tra housing sociale e edilizia libera. Non è stato ancora affrontato nemmeno il tema degli oneri di urbanizzazione, ma anche questo dovrà essere approfondito. Intanto sono stati presentati i primi cambiamenti al Piano. Il Comune mette a disposizione 20 milioni per rilevare proprietà di enti pubblici, «da destinare a edilizia sociale a canone accessibile», spiega Conte. Quindi non solo costruzione ma anche valorizzazione di ciò che già esiste. Si tenterà inoltre di estendere il progetto ad altri Comuni dell’hinterland con cui è stato avviato un dialogo: Gorgonzola, Gessate e Cologno Monzese. Palazzo Marino da parte sua mette a disposizione i primi 12 appartamenti di via Trivulzio, parte del patrimonio Erp (case popolari), che dovranno essere ristrutturati con questa finalità. Infine, sono state eliminate dal Piano Casa 5 aree, che verranno destinate al verde o a funzioni pubbliche. ---End text--- Author: Sara Monaci Heading: Milano Highlight: 24 Le prime adesioni Tra le manifestazioni una sola è stata dichiarata valida Forello (Uniabita): «Paletti rigidi imposti dal Comune, manca la coprogettazione che avevamo avviato» Image: -tit_org- Piano casa senza operatori I conti non stanno in piedi Milano, Piano casa senza operatori: «I conti non stanno in piedi» -sec_org-