MF
Dir. Resp. Roberto Sommella
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Edizione del 30/07/2025
Estratto da pag. 4
Caso Milano, così il Comune anticipò i pm con nuove regole in commissione - Così il Comune anticipò i pm
Per evitare conflitti d'interesse a ottobre Palazzo Marino vietò agli architetti dell'organo municipale di accettare incarichi su progetti da loro bocciati. Il faro della Procura solo nelle indagini del 2025
Caso Milano, così il Comune anticipò i pm con nuove regole in commissione CASO MILANO RESTRIZIONI AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE PAESAGGIO PRIMA DELLE ACCUSE Così il Comune anticipò i pm Per evitare conflitti d’interesse a ottobre Palazzo Marino vietò agli architetti dell’organo municipale di accettare incarichi su progetti da loro bocciati. Il faro della Procura solo nelle indagini del 2025 servizio a pagina 4 DI ALBERTO MAPELLI E ROSSELLA SAVOJARDO P rima ancora delle contestazioni dei pm, il Comune di Milano potrebbe aver notato un’anomalia tra i progettisti presenti nella commissione Paesaggio. Ovvero che assumevano incarichi su dossier già da loro stessi bocciati. Una singolarità che avrebbe portato Palazzo Marino a modificare il patto di integrità per i membri della commissione 2024-2028 introducendo il divieto di assumere incarichi dopo averli bloccati prima che le ultime indagini della magistratura accendessero un faro proprio su quegli aspetti. Che Palazzo Marino lo avesse notato o si sia trattato di una coincidenza, è indubbio che il Comune avesse alzato la soglia d’attenzione su possibili conflitti di interesse dopo l’avvio del primo filone di indagini, quello legato ai presunti abusi edilizi per i palazzi costruiti con la Scia e non con il piano attuativo. La modifica del patto d’integrità però era arrivata a ottobre 2024, mesi prima che venissero rese note le altre parti dell’inchiesta che hanno coinvolto anche l’ex dirigente comunale Giovanni Oggioni (marzo 2025) e l’ex assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi (luglio 2025). È proprio tramite queste indagini che i pm hanno acceso un faro anche sulle casistiche su cui il Comune era già intervenuto. Ossia il presunto conflitto di interessi tra la bocciatura dei dossier in commissione Paesaggio (composta da architetti) e i successivi conferimenti agli stessi membri della commissione di incarichi di progettazione da parte delle imprese committenti, che in prima battuta si erano viste bloccare gli interventi. Il cambio di passo del Comune sui potenziali conflitti d’interesse si evidenzia confrontando i tre bandi per il rinnovo della commissione Paesaggio (2021-2024; 2024-2028 e 2025-2028) e i relativi patti d’integrità. In quello proposto a cavallo tra ottobre e novembre 2021 non ci sono riferimenti espliciti alla possibilità di assumere incarichi o collaborazioni su progetti già valutati (ed eventualmente bocciati). Il patto d’integrità per il 2024-2028, invece, include una nuova dicitura molto precisa sugli impegni che il componente della commissione doveva sottoscrivere: «Non accettare incarichi professionali relativi a progetti che hanno avuto uno o più pareri contrari da parte della commissione per il Paesaggio alla quale partecipa in qualità di commissario». All’interno del patto d’integrità, inoltre, viene introdotto il divieto per la maggioranza dei componenti (almeno 8 su 15, compreso il presidente) di svolgere attività di libera professione nel comune dal momento della nomina in commissione. L’organo eletto lo scorso dicembre, come noto, è resistito solo pochi mesi, in quanto i membri si sono dimessi dopo l’esplosione del filone dell’inchiesta legato dell’ex dirigente Oggioni. È in occasione del rinnovo 2025-2028, la cui fase di selezione è ancora in corso, che il Comune di Milano effettua un altro giro di vite per isolare la commissione Paesaggio da possibili conflitti d’interesse. Nel bando sparisce la dicitura legata a incarichi su progetti bocciati e viene di fatto inserita in altri vincoli. Per tutti i membri viene introdotto il divieto di praticare attività professionali a Milano dal momento della nomina; l’obbligo di non esercitare la libera professione in studi che operano all’interno del territorio; di non ricoprire incarichi professionali per 18 mesi dal termine del mandato «per committenti che abbiano presentato istanze esaminate dalla commissione di cui sono stati membri, anche all’interno di studi associati che operino» in città. Una delle tesi portate avanti dai pm sostiene che alcuni membri delle scorse commissioni Paesaggio avrebbero sfruttato la loro posizione «di venire a conoscenza di notizie relative ai più importanti interventi immobiliari della città, proponendosi poi quali progettisti o collaboratori dei team di progettazione». La posizione è espressa dalla procura nelle accuse verso (e non solo) l’architetto (ed ex membro della commissione Paesaggio) Alessandro Scandurra. Ma anche nella parte precedente dell’inchiesta, i pm avevano ipotizzato una «metodologia operativa» che avrebbe coinvolto non solo Oggioni, ma anche l’ex membro Marco Cerri. Una metodologia, secondo i magistrati, volta a «indirizzare le pratiche edilizie di interesse delle società operatrici e dei progettisti da favorire» per «procurare a questi gli illeciti vantaggi economici che gliene derivano» e, a seconda dei casi, «anche dopo aver valutato negativamente» gli interventi proposti prima «da progettista o operatore non graditi». (riproduzione riservata) ---End text--- Author: ALBERTO MAPELLI :-: ROSSELLA SAVOJARDO Heading: Highlight: Image:Palazzo Marino -tit_org- Caso Milano, così il Comune anticipò ipm ‘connuoveregole in commissione Così il Comune anticipò i pm -sec_org-